Con il termine volo a vela si intende, nell'uso comune, il volo senza motore effettuato con un aliante, cioè con una macchina più pesante dell'aria (differente quindi dall'aerostato, che per alzarsi in volo sfrutta il Principio di Archimede) sfruttando l'energia presente nell'atmosfera grazie all'abilità del pilota e alle caratteristiche della macchina. Questo sport nel 1936 fece parte dei Giochi Olimpici.
Siccome un mezzo privo di motore non può, per sua stessa natura, generare una spinta che permetta il volo, tutto il volo a vela sfrutta il moto dell'aria circostante. Un mezzo da volo a vela e più in generale un mezzo da volo libero sono in costante caduta rispetto all'aria e possono quindi guadagnare quota solo volando all'interno di una corrente ascensionale di forza adeguata. In pratica l'aliante sale se l'aria in cui vola sta salendo più veloce di quanto esso scende.
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Introduzione a cura di Evandro Detti, Controllore del Traffico Aereo ed appassionato istruttore di volo.
Diciamocelo, l’esperienza riportata è di quelle che tutti gli “aspiranti Icaro” si sognano di fare, almeno una volta nella vita: evidentemente la pratica del veleggiamento permette la realizzazione di questi sogni (difficile ripetere l’esperienza a bordo, mettiamo, anche di un lento Cessna).
Leggendo lo scritto in questione mi sono convinto che l’esperienza dell’aliante è qualcosa che veramente si avvicina all’ideale supremo, all’essenza del Volo… Nessun problema ATC, nessuna fastidiosa comunicazione con un “omino con la cuffia”, nessun problema di carburante o di motore, ma grande attenzione all’aspetto fisico del volo: dov’è la termica, quali sono le migliori condizioni di volo, dove lo spiazzo più idoneo all’atterraggio?
Non ho mai provato un volo con l’aliante, credo fermamente che prima o poi farò un’esperienza del genere: per adesso mi beo dei racconti di Evandro.
Prossimamente cominceremo ad inserire in rete una serie di scritti più professionistici, articoli che illustreranno quei “dettagli” tecnici che stanno dietro (o meglio, dentro) l’arte del veleggiamento. Questo articolo è già stato pubblicato in un libro di Evandro Detti dal titolo “Zingari del cielo”, edito da IBN Editore di Roma.
Buona lettura e buon divertimento.
P.S. Dal punto di vista ATC, il falco era separato dall’aliante?
Oppure era in vantaggio di “mezzo giro” rispetto all’Astir?
(Famosa, e veritiera, battuta del CRAV di Milano) DREAMER MUSTANG
La FAI
La FAI (Federation Aeronautique Internationale) ha definito una serie di prove per qualificare l'esperienza ed il brevetto dei piloti di Volo a Vela. Tali prove si possono così riassumere:
Brevetto fregiato di insegna d'argento per il pilota che ha raggiunto i seguenti obiettivi nell'ambito di due soli voli:
1 volo: Permanenza in volo per almeno 5 ore consecutive calcolate dall'orario dello sgancio in quota
2 volo: Effettuazione di un trasferimento di almeno 50 km con un guadagno quota dal punto di sgancio di almeno 1000 metri (lo sgancio deve essere effettuato ad una quota massima di 500 metri sul punto di partenza).
Brevetto fregiato di insegna d'oro per il pilota che, conseguita l'insegna di argento, ha successivamente raggiunto i seguenti obiettivi nell'ambito di uno o due voli:
Effettuazione di un percorso di 300 km intorno a 4 punti geografici prefissati prima del decollo.
Guadagno di quota di almeno 3000 metri.
Brevetto fregiato di insegna d'oro arricchito da un "Diamante" conseguendo ognuno dei seguenti obiettivi:
Effettuazione di un percorso di 300 km intorno a 3 punti geografici prefissati prima del decollo.
Guadagno di quota di almeno 5000 metri.
Effettuazione di un percorso di 500 km intorno a 3 punti geografici prefissati prima del decollo.
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